La differenza tra la fotografia e la pittura è determinata dal fatto che il significato della fotografia e il significato della pittura sono intimamente difformi. La fotografia rappresenta la qualcosa che è già passato e la pittura rappresenta la vita. Quando la fotografia rappresenta chi si mette in posa, quest’ultimo stabilisce quale faccia avere, quale sorriso o serietà mostrare e quindi diventa, di fronte alla fotografia, inevitabilmente condizionato nell’espressione perché ci si atteggia ad una parte che ognuno di noi assume per se rinunciando alla spontaneità. La fotografia in posa presuppone che noi sappiamo di essere fotografati e tentiamo di decidere che faccia avere e che atteggiamento assumere. C’è finzione anche in chi si atteggia in un certo modo, assume un’ espressione e vuole essere visto con il volto che egli ha stabilito, per questo gran parte della fotografia è morta proprio nella volontà di rappresentare in modo statico, definitivo un ‘immagine. La fotografia ripete un’ esperienza già fatta, in sostanza riproduce la morte. La poesia di una cosa può essere preservata dalla PITTURA e difficilmente da una fotografia. La fotografia serve a fermare nel tempo qualche cosa che noi non sappiamo ma che rapidamente sapremo che è stata distrutta, cancellata, passata. La fotografia ferma, conserva e contemporaneamente lascia un attestato di vita ormai passata. La fotografia ha questa condizione insolita di far prevalere il documento sull’immagine, magari per vedere una persona quando era più giovane. Ti resterà una fotografia di oggi e fra trent’anni vedrai cosa è cambiato di noi, molti saranno più o meno turbati per una progressiva sfiducia verso il tempo di cui la fotografia è il principale nemico. La fotografia ha paura del tempo e lo esorcizza. Quando vediamo un album di famiglia vediamo una madre giovane, un padre giovane, un bambino che siamo noi, in sostanza c’è una natura crepuscolare della fotografia che documenta solo il mondo com’era alla moda. La PITTURA rappresenta la vita. Vedere una fotografia di una persona di cinquant’anni fa ti dà la sensazione di vedere da una parte qualcosa che, ferma nel tempo, documenta gli abiti e ambienti. Vedere un dipinto di Vermeer, di una persona dipinta cinquecento anni fa ,crea invece una dimensione che non tramonta mai. Ciò che è più singolare nella pittura è che la pittura rappresenta la vita, e non hai mai la sensazione che quella vita rappresentata sia finita .Guardando la fotografia di una persona defunta hai la sensazione che quella persona non c’è più. Se della stessa persona ne vediamo il dipinto sentiamo che da questa immagine traspare vitalità. Allora capita qualcosa…la pittura è espressione di vita, la fotografia è espressione di qualche cosa che rimane ferma e non potrà mutare, quindi nella immutabilità c’è la morte. Nella capacità che c’è di rigenerarsi di un quadro dipinto invece sentiremo sempre una certa contemporaneità anche se il quadro è del quattrocento. La fotografia fissa un tempo altrimenti perduto. Il tempo che noi vediamo rappresentato in un ritratto anche antico non è un tempo passato ma è anche un tempo nostro, per questo la pittura è vita.
giovedì 25 marzo 2010
VINCENZO CORCELLI: LA PITTURA NEL RITRATTO.
La differenza tra la fotografia e la pittura è determinata dal fatto che il significato della fotografia e il significato della pittura sono intimamente difformi. La fotografia rappresenta la qualcosa che è già passato e la pittura rappresenta la vita. Quando la fotografia rappresenta chi si mette in posa, quest’ultimo stabilisce quale faccia avere, quale sorriso o serietà mostrare e quindi diventa, di fronte alla fotografia, inevitabilmente condizionato nell’espressione perché ci si atteggia ad una parte che ognuno di noi assume per se rinunciando alla spontaneità. La fotografia in posa presuppone che noi sappiamo di essere fotografati e tentiamo di decidere che faccia avere e che atteggiamento assumere. C’è finzione anche in chi si atteggia in un certo modo, assume un’ espressione e vuole essere visto con il volto che egli ha stabilito, per questo gran parte della fotografia è morta proprio nella volontà di rappresentare in modo statico, definitivo un ‘immagine. La fotografia ripete un’ esperienza già fatta, in sostanza riproduce la morte. La poesia di una cosa può essere preservata dalla PITTURA e difficilmente da una fotografia. La fotografia serve a fermare nel tempo qualche cosa che noi non sappiamo ma che rapidamente sapremo che è stata distrutta, cancellata, passata. La fotografia ferma, conserva e contemporaneamente lascia un attestato di vita ormai passata. La fotografia ha questa condizione insolita di far prevalere il documento sull’immagine, magari per vedere una persona quando era più giovane. Ti resterà una fotografia di oggi e fra trent’anni vedrai cosa è cambiato di noi, molti saranno più o meno turbati per una progressiva sfiducia verso il tempo di cui la fotografia è il principale nemico. La fotografia ha paura del tempo e lo esorcizza. Quando vediamo un album di famiglia vediamo una madre giovane, un padre giovane, un bambino che siamo noi, in sostanza c’è una natura crepuscolare della fotografia che documenta solo il mondo com’era alla moda. La PITTURA rappresenta la vita. Vedere una fotografia di una persona di cinquant’anni fa ti dà la sensazione di vedere da una parte qualcosa che, ferma nel tempo, documenta gli abiti e ambienti. Vedere un dipinto di Vermeer, di una persona dipinta cinquecento anni fa ,crea invece una dimensione che non tramonta mai. Ciò che è più singolare nella pittura è che la pittura rappresenta la vita, e non hai mai la sensazione che quella vita rappresentata sia finita .Guardando la fotografia di una persona defunta hai la sensazione che quella persona non c’è più. Se della stessa persona ne vediamo il dipinto sentiamo che da questa immagine traspare vitalità. Allora capita qualcosa…la pittura è espressione di vita, la fotografia è espressione di qualche cosa che rimane ferma e non potrà mutare, quindi nella immutabilità c’è la morte. Nella capacità che c’è di rigenerarsi di un quadro dipinto invece sentiremo sempre una certa contemporaneità anche se il quadro è del quattrocento. La fotografia fissa un tempo altrimenti perduto. Il tempo che noi vediamo rappresentato in un ritratto anche antico non è un tempo passato ma è anche un tempo nostro, per questo la pittura è vita.
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